Schede


1. Croce dipinta sui due lati

tempera su tavola, cm. 88x108

Scuola siculo-cretese,

"Maestro dei Ravdà"

inizio XVII secolo

chiesa S. Maria di tutte le Grazie

 

Nel recto è raffigurata la Crocifissione del Cristo. Ai capicroce trasversali sono la Madre di Dio e San Giovanni il Teologo dolenti; ai capicroce verticali, la colomba dello Spirito Santo e il teschio di Adamo.

Nel verso è la Risurrezione (Anàstasis) del Cristo secondo l'iconografia bizantina che raffigura il Salvatore disceso agli inferi nell'atto di sollevare Adamo ed Eva con gli altri giusti dell'Antico Testamento. Ai capicroce sono raffigurati gli emblemi dei quattro Evangelisti e un serafino.

La grande croce dipinta è attualmente collocata in cima all'iconostasi della chiesa di S. Maria di tutte le Grazie in Mezzojuso. Non è comunque una croce da iconostasi, bensì una croce astile, processionale, con l'elemento inferiore disegnato per fissarla all'asta ancora in situ. Della sua storia non si sa finora nulla.

Ripulita in occasione della mostra del 1980-81, si è rivelata in buone condizioni, dall'effetto, soprattutto coloristico, ricco e raffinato. Fu allora che si potè proporre una datazione precisa e procedere alla ricostruzione dell'oeuvre del suo anonimo autore.

 

Bibliografia: Mostra delle Iconi. Eparchia di Piana degli Albanesi, catalogo della mostra a cura di C. Valenziano, Palermo, 1980; A. Cuccia, lconi bizantine nella chiesa di S. Maria a Mezzojuso, in "Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata", XXXIV (luglio-dicembre), 1980; P.L. Votocopoulos, La scuola iconografica cretese e le iconi dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, in "Oriente Cristiano" XXVII, 2-3, 1987; M. C. Di Natale, Le croci gioielli di un'antica tradizione, in "Palermo", dicembre, 1989.  


2. Cristo Benedicente

tempera su tavola, cm. 39x44

Grande Deesis

chiesa S. Maria dì tutte le Grazie

 

Della serie di cinque pezzi, l'unico presente alla mostra del 1957-58. figura anche sulla copertina dell'apposito catalogo. Malgrado la datazione relativamente recente l'icona esercita sempre un forte fascino, sia a livello spirituale che iconografico e squisitamente artistico. Di nuovo nel 1980 fu scelto come leitmotiv della mostra e compare al centro del disegno di singolare efficacia fornito dalla Poligrafia dello Stato per la locandina e i dépliants di allora. L'icona di conseguenza è diventata così nota, sino a essere generalmente conosciuta come emblema delle "icone dell'Eparchia di Piana" nel loro insieme.

Il Cristo è raffigurato nell'atto di benedire con entrambe le mani a modo pontificale orientale secondo l'iconografia nota nel medioevo, diffusa nel periodo post-bizantino. Il Vangelo aperto è appoggiato al petto in centro. Ivi si legge il testo spesso riprodotto in contesti analoghi: "Venite a me voi tutti affaticati e aggravati e vi darò riposo; prendete il mio giogo" (Matteo 11:28, 29).

 

Bibliografia: G. Valentini, Mostra delle lconi di Piana degli Albanesi, Palermo, 1958; Mostra delle Iconi... 1980; A. Cuccia, lconi bizantine... 1980.


3. Madre di Dio Odighitria

tempera su tavola, cm. 83,2x113,2

Scuola siculo-cretese, firmata Joannikios seconda metà XVII sec.

chiesa S. Maria di tutte le Grazie

 

L'icona è firmata vicino all'angolo inferiore sinistro in lettere greche abbreviate: "Mano di Joannikios hieromonaco". L'iscrizione, anche abbreviata, sul rotolo esposto dal Bambino è quella della "prima predica" del Cristo (Luca 4:18 citando Esaia 61:1, 2): "Lo spirito del Signore è sopra di me perché mi ha consacrato". Questo testo è spesso riportato in icone del presente genere e si riferisce alla missione del Salvatore che culmina nella morte sacrificatoria. Difatti il tema dell'iconografia esemplificata dal dipinto è la preparazione addolorata della morte del Cristo fin dall'infanzia. Altra versione joannikiana dello stesso tipo, anche firmata, è la grande Odighitria (iscritta "Eleousa") del Seminario di Piana.

L'icona fa da pendant al Cristo Re dei Re che segue. Entrambe sono concepite come coppia per figurare accanto all'ingresso centrale dell'iconostasi. I colori profondi, splendenti, la materia pittorica densa e la piena modellatura indicano un momento della prima maturità del pittore, vicino all'Odighitria del Convento di Maria a Piana.

Il fondo originale è stato occultato da pesanti strati di gesso e oro applicati in tempi recenti. Anche le parti figurate sono state purtroppo manomesse, specialmente il volto della Vergine, nel contemporaneo restauro.

 

Bibliografia: Mostra delle lconi... 1980; A. Cuccia, lconi bizantine... 1980; P.L. Votocopoulos, La scuola iconografica cretese... 1987; J. Lindsay Opie, The Siculo-Cretan School of Icon Painting, "Chatzidakis Miscellany", Atene (in corso di stampa).  


4. Cristo Re dei Re e Sommo Sacerdote

tempera su tavola, cm. 83,2x113,3

Scuola siculo-cretese, ascritta a Joannikios

seconda metà XVII sec.

chiesa S. Maria di tutte le Grazie

 

Sebbene non firmata, l'icona va sicuramente attribuita a Joannikios . È contemporanea alla Odighitria con la quale fa coppia sulla stessa iconostasi. Come l'Odighitria anche questa composizione è stata ripresa dall'iconografo in un periodo successivo e con spirito diverso: il risultato, troncato in basso, si trova ora sull'iconostasi di San Nicolò a Piana. I testi scritti sul volume appoggiato alla gamba leggermente alzata esprimono il duplice aspetto iconografico del tema, regale e sacerdotale: "Il mio regno non è di questo mondo, se lo fosse... " (Giov. 18:36) e "Prendete, mangiate, questo è il mio corpo che per voi... " (Consacrazione, Liturgia di S. Giovanni Crisostomo).

Anche qui il fondo originale d'oro fino è stato ricoperto di gesso, bolo e doratura moderni. Fortunatamente l'immagine resta fondamentalmente intatta.

 

Bibliografia: Mostra delle lconi... 1980; A. Cuccia, Iconi bizantine... 1980; P.L. Votocopoulos, La scuola iconografica cretese... 1987. J. Lindsay Opie, The Siculo-Cretan School of Icon... Atene (in corso di stampa). 


5. San Nicola il Taumaturgo

tempera su tavola, cm. 82,4x113,4

Scuola siculo-cretese, seguace di

Joannikios.

seconda metà XVII sec.

chiesa S. Nicolò di Mira

 

Sull'iconostasi seicentesca di San Nicolò la raffigurazione evidentemente fungeva da icona patronale. Rimossa probabilmente nel 1752, allorché l'iconostasi fu abbreviata (non figura sull'iconostasi nell'elenco del 1766), è stata collocata verosimilmente nella cappella dedicata a San Nicola a sinistra del santuario. Più tardi ancora fu sostituita dalla statua del santo che ora si venera nella cappella di fronte. Questo avvenne probabilmente nel 1816, quando la chiesa fu ridecorata dal Principe di Mezzojuso (iscrizione vicino all'entrata). Dettagli della statua ricordano l'icona che dovette servire da modello per la statua (cfr. scheda n. 3 di A. Cuccia nel presente catalogo).

Intimamente legata ai modi di Joannikios, ridotti comunque dal seguace in maniera secca e metallica, l'icona morfologicamente è un singolare pastiche derivato da fonti locali, a cominciare dal grande San Nicola del '400 cretese, ora alla Martorana.

L'iscrizione sul libro è quella abituale, l'inizio del vangelo del mattutino per la festa di San Nicola: "Disse il Signore: io sono la porta; se uno entra sarà salvo ed entrerà e uscirà e troverà pascolo" (Giov. 10:9).

 

Bibliografia: J. Lindsay Opie, La scuola greco-albanese della Sicilia: un nuovo capitolo si apre nella storia dell'icona, in Il contributo degli Albanesi d'Italia allo sviluppo della cultura e della civiltà albanese, Atti del XIII Congresso Internazionale di Studi Albanesi, a cura di A. Guzzetta, Palermo, 1989; J. Lindsay Opie, Le Iconi di Piana: nuove scoperte, in il Congresso Internazionale sulle minoranze etniche e linguistiche, Palermo, 1989; J. Lindsay Opie, The Siculo-Cretan School of Icon... Atene (in corso di stampa). 


6. Madre di Dio Odighitria

tempera su tavola, cm. 34,2x47,6

Pittore operante nella Sicilia nord-occidentale

inizio XVIII sec.

chiesa S. Nicolò di Mira

 

Il fondo oro con le iscrizioni sovrapposte si presenta interamente rifatto, probabilmente nel XIX secolo. Il globo retto dal Bambino è un prestito della cosiddetta "Madre di Consolazione", iconografia mariana elaborata a Creta nella seconda metà del XV secolo per la clientela prevalentemente latina cattolica. Per il resto l'icona sembra riflettere la lezione della Odighitria firmata da Joannikios del Convento di Maria a Piana.

 

Bibliografia: G. Valentini, Mostra delle lconi... 1958; Mostra delle lconi... 1980; J. Lindsay Opie, The Siculo-Cretan School of Icon... Atene (in corso di stampa).  


7. Madre di Dio Platytera

tempera su tavola, cm. 35,5x49,4

Pittore operante nella Sicilia nordoccidentale

XVIII sec.

chiesa S. Maria di tutte le Grazie

 

L'icona è stata estensivamente restaurata negli anni settanta: rifatti sono il fondo oro con le iscrizioni sovrapposte, il bordo esteriore e la sezione inferiore alla raffigurazione del Bambino.

Iconograficamente e morfologicamente va intesa come versione ridotta della grande Platytera seicentesca ascritta alla scuola locale, che proviene dalla Chiesa di San Nicolò dei Greci a Palermo e ora si trova nell'omonima chiesa a Piana.

 

Bibliografia: J. Lindsay Opie, The Siculo-Cretan School of Icon... Atene (in corso di stampa). 


8. "'επί σοι χαῖρει - In te si rallegra"

tempera su tavola, cm. 49x59

Scuola cretese, firmata Léos Moskos

seconda metà XVII sec.

chiesa S. Nicolò di Mira

 

La tavola, di dimensioni superiori a quelle normalmente associate alle icone destinate alla devozione privata, è in ottimo stato di conservazione, priva di ritocchi. È firmata ποίημα Λέου Μόσκου "opera di Léos Moskos", noto pittore di origine cretese, la cui attività è diversamente documentata.

Dalla superficie e tecnica smaglianti, l'icona illustra il theotokion, o canto alla Madre di Dio, attribuito a San Giovanni Damasceno, che inizia con le parole, 'επί σοι χαῖρει, "In te si rallegra". Questo theotokion proviene dall'Ochtoechos (libro liturgico che comprende l'ufficiatura domenicale per i Vespri e i Mattutini) e fu aggiunto in epoca indeterminata alla Liturgia di San Basilio, dove funge da inno in onore alla Madre di Dio dopo la Consacrazione. Il modo di illustrare l'inno per una serie di piccole composizioni dal diverso orientamento tematico disposte in tre registri costituisce un'innovazione iconografica. L a nuova concezione è probabilmente dovuto al celebre contemporaneo del Moskos, Theodoros Poulakis, il quale ha lasciato una serie di icone dello stesso soggetto, imperniate su identici principi iconografici e compositivi.

 

Bibliografia: G. Valentini, Mostra delle Iconi... 1958; Mostra delle Iconi... 1980; M. Chatzidakis, Icons of Patmos, Atene, 1985.