Le Icone di Mezzojuso



Nella Tradizione bizantina, le icone rappresentano documenti di interesse storico, teologico e filosofico, oltre che artistico. L’icona, per i fedeli orientali, è Anàmnesi (ricordo-richiamo), è Kèrisma (annuncio-catechesi), è Theoria (contemplazione-preghiera), è richiamo alla Tradizione, è annuncio-dichiarazione di una presenza, è contemplazione-coinvolgimento vitale per un cammino di speranza.

A Mezzojuso ben quattro chiese hanno l’iconostasi. In seno alla Tradizione orientale, la trasformazione, dentro la chiesa, del recinto del coro basso e aperto (templon) in muro di iconi o iconostasi isolante il Vima (bema), comincia verso il sec. XI e si diffonde a partire dal XII sec.. Tra le colonne del Vima, vengono poste le icone.

Mezzojuso, che fa capo all’Eparchia di Piana degli Albanesi, conserva un enorme patrimonio di icone, alcune portate dall’Oriente, altre fatte venire dalla Grecia, altre dipinte in Sicilia. Buona parte sono di Creta o della scuola cosiddetta cretese, che, dopo la caduta di Costantinopoli, rappresenta il meglio della pittura iconografica.

Fra gli artisti-rivelazione che hanno operato a Mezzojuso, c’è Joannikios, nato all’inizio del 1600, la cui personalità corrisponde a quella evidenziata dalle icone: a un pittore, cioè, dotato di eccezionale forza e resistenza, fedele, nei limiti della sua epoca, alla tradizione iconografica. A lui sono attribuite sei grandi icone. Sempre della seconda metà del ‘600 è la tavola illustrativa, che accomuna cinque temi iconografici distinti: è la “Epi Si cheri” del ben noto Leo Moschos, appartenente ad una famiglia di iconografi conosciuti a Venezia e nei territori veneziani. Le icone di Mezzojuso, sia quelle ereditate da generazioni passate, che altre prodotte in tempi più recenti, testimoniano una continuità di fede e di espressione artistica memore di antiche ed originali tradizioni figurative. La Madrice greca di San Nicolò di Mira risalente agli inizi del ‘500, contiene icone bizantine del XV - XVI sec., oltre ad un’iconostasi con icone contemporanee, dipinte ad Atene da Kostas Zouvelos. La Chiesa di S. Maria di tutte le Grazie, concessa agli Albanesi nel sec. XV, offre la più preziosa iconostasi di tutta la Sicilia con icone del XV-XVI sec. Nella chiesa di San Rocco la serie di immagini, contemporanee, che campeggiano nell’iconostasi ed in tutta la chiesa, realizzate da Fratel Pietro Vittorino, sono caratterizzate da un disincantato lessico pittorico sempre più distante da ascendenze bizantine e declinato con un fare popolareggiante.

Il legame con il passato è anche esplicitato nel rivolgersi a tecniche artistiche di millenaria tradizione, come quella del mosaico, utilizzato per decorare la chiesa del SS. Crocifisso e realizzato da Pantaleo Giannaccari. Sembra mantenersi fedele alla piu “classica” tradizione iconografica Kostas Zouvelos, attivo ad Atene ed autore delle icone che gli vengono commissionate per la chiesa di San Nicolò di Mira. In queste opere, infatti, si notano numerosi riferimenti a capolavori d’arte bizantina ormai musealizzati eseguiti sia da maestri athoniti che cretesi. Mezzojuso, dunque, si pone come autorevole crogiuolo di culture artistiche che oggi, come in tempi passati oltre a produrre opere in loco, non dimentica i legami con la terra di origine da cui vengono ancora importate icone che attestano un interrotto contatto con la più aulica iconografia bizantina. Questo è anche confermato dalle icone delle antiche iconostasi delle chiese della cittadina, smembrate tra la fine del XVIII e il XIX secolo, e adesso tornate ad essere l’espressione di una comunità che con un attento recupero della memoria artistica ha riacquistato, con rinnovato senso critico, tradizioni del passato.

Come nei secoli passati cosi anche oggi a Mezzojuso non solo si praticano e si perpetuano liturgie e riti bizantini, ma si perpetuano il desiderio e la volontà di circondarsi di icone, di quelle antiche che costituiscono il patrimonio storico artistico, segno della tradizione e della fede di questa comunità greco-albanese, e pure di altre contemporanee, sia importate, sia ancora una volta prodotte in loco, che evidenziano un legame indissolubile e duraturo tra passato e presente.