Il Monastero Basiliano di Mezzojuso



Andrea Reres nel 1609 legava 4.000 onze con l’obbligo di fabbricare presso la chiesa di Santa Maria di tutte le Grazie, amministrata da una Confraternita fondata fin dal 1529 dai fedeli albanesi, un monastero basiliano in cui, sotto pena di caducità, i monaci dovevano essere sempre greci o albanesi, professanti il rito e la disciplina orientale. Completato nel 1648, il fabbricato accolse i primi monaci venuti dal celebre Monastero di Aghìa Triàs nella zona dell’Acrotiri dell’isola di Candia. Ben presto la piccola comunità crebbe; fu aperto il noviziato e numerosi furono i giovani accorsi dalle colonie albanesi di Sicilia. In breve tempo il Monastero divenne così rigoglioso, animato da monaci dotti e santi da essere in grado da sostenere missioni in Albania, per circa un secolo e con tale frutto che ben quattro dei suoi figli meritarono l’alto onore dalla S. Sede apostolica di essere insigniti della dignità arcivescovile. Nel corso del tempo, prendendo origine dal personale corredo librario dei monaci, vi si costituì una consistente biblioteca, che si andò accrescendo in modo vario ed eclettico. L’attività dei monaci fu rivolta alla istruzione e formazione dei giovani, e il Monastero divenne per circa due secoli centro di irradiazione di cultura, un vero Ateneo delle colonie albanesi. I monaci, arrivati da Creta, come pure dalle regioni continentali della Grecia, rimasero scrupolosi osservatori delle discipline monastiche orientali, non trascurando nello stesso tempo di spargere il seme della cultura ellenica. Si deve proprio a questo loro spirito, oltre che al loro talento artistico, la realizzazione di quella che attualmente costituisce la parte più cospicua e preziosa del patrimonio iconografico dell’Eparchia di Piana degli Albanesi. A Mezzojuso operò infatti lo jeromonaco cretese Joannikio, maestro di una scuola di iconografia che è stata definita siculo-cretese. Il Monastero però, dopo tanto lustro e decoro, ebbe un periodo di decadenza, tanto che le leggi del 1866-67, che soppressero le Corporazioni religiose, lo trovarono in una lenta agonia. Dopo che fu incamerato dal Demanio la Compagnia di S. Maria di tutte le Grazie, valendosi dei suoi diritti provenienti dalla disposizione testamentaria del Reres, ne ottenne la restituzione e provvide ad una parziale restaurazione del vasto fabbricato monastico. Questo però, abbandonato dalla comunità monastica, rimase praticamente deserto; durante la Prima Guerra mondiale fu utilizzato anche come caserma dove custodire i prigionieri di guerra austriaci che hanno usato alcuni preziosi libri della biblioteca come combustibile per alimentare il fuoco necessario per scaldarsi. Nel 1920 la Confraternita deliberò la fondazione nel Monastero dell’“Istituto Andrea Reres”, per l’educazione e la cultura dei giovani albanesi di rito greco, e lo affidò ai Padri basiliani di Grottaferrata che hanno provveduto al recupero dei locali del Monastero ed alla ricostituzione di una nuova biblioteca, nella quale sono confluite le opere che si erano salvate dalla dispersione dell’antica libreria.